Sono rilassato, nel mio letto avvolto da coperte pesanti. Il freddo di questi tempi è stato più tagliente di una lama affilata. Rendeva tutti un po’ più gelidi, freddi, col sangue che gli si solidificava in corpo, come se avessero un cuore di pietra, che, invece di provare emozioni. A questo ci eravamo ridotti, a un mucchio di pietre che girovagavano sulla terra senza emozioni. Io, preferisco nominarli, morti viventi. Io faccio parte di loro, anche io sono un “morto vivente”. Il mio cuore, come il loro, è oramai di pietra, privo di emozioni e colmo d'ira, ceco di rabbia, non vedente la verità. E molte volte la verità ci si prostra davanti come fosse un servo che vuole solamente un minimo di dignità, uno sguardo, un secondo di attenzione. Ma nulla, tutti la calpestano. Maltrattano ciò che dovrebbe essere una guida per loro, un qualcosa che potrebbe risollevarli dalla loro durezza nel vivere la vita. Ma chi ha più voglia? Chi è ancora appeso al filo della speranza? Che attende pazientemente ciò per cui ha faticato così tanto? Ormai, nessuno. Tutti, si sono adattati al nuovo stile di vita che gli è stato posto davanti, e neanche con tanta difficoltà o tempo, l'hanno accettato. Tutti, si accontentano. Gli basta avere il minimo senza lo sforzo, non mirano più in alto, non badano più ai loro sogni, ormai volati tristemente via fuori dalla finestra di quel bambino che una volta amava sognare, che magari un giorno, sarebbe potuto andare sulla luna, volare sin lassù e potere essere realizzato. Quel bambino che è in noi, è cambiato, col passare del tempo. È un altro, non lo si riconosce più. Le finestre sono chiuse, manco più guarda la luna. I raggi non penetrano dalla finestra, non illuminano la stanza, è già abbastanza illuminata dallo schermo del pc, smartphone o altra diavoleria tecnologica, dove può ammirare la Luna in tutte le sue forme e dimensioni, anche più da vicino con più dettagli possibili. Ma non è più la realtà quella. Non c'è quel brivido che scorre sulla pelle che ti fa provare un senso di infinito e vasto, godimento per lo spettacolo; Reale. La gente si accontenta. Non vive più. Non vogliono provare amore e odio in una sola giornata, bensì preferiscono la pancia piena e una scatola a colori che trasmette comicità. Le persone si sono messe i paraocchi e non se ne sono accorti, sono diventati ciechi, non più vedenti della verità sul mondo, ubriachi dell'idea che il vero cibo è la banconota. Perché se in questo mondo, umano, non possiedi un pezzo di carta con un numero e la faccia di un tipo stampato sopra, non sei nessuno, o almeno non potete avere ciò che realmente vorreste. Schiavi del denaro, del potere economico, legati al collo da una collare con inciso la scritta “soldi”. Il tempo passa, la loro mente gira attorno alla banconota, mettono i soldi da parte sperando di poterseli godere prima o poi. Schiavi di un qualcosa che non è reale, schiavi e privi della libertà, consapevoli di non vivere più la vita, ma di vivere una menzogna, una bugia che ha coinvolto tutti. Come un teatro, tutti ne sono attori, chi arriva a fine spettacolo e chi invece, ma alla fine, vedremo se sarà stata una prestazione che meriterà un applauso, oppure.. Un fischio ? In entrambi i casi, preparatevi, sarete giudicati. E adesso, inizierete a sognare? Prima che ne perdiate la possibilità di farlo.
-me